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NASCOSTA TRA I FIORI

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  NASCOSTA TRA I FIORI   In questo libro vi è narrata una storia vera, una delle tante di cui non si è a conoscenza, ma la cui conoscenza scalda il cuore. Una storia vera scritta da Jun’ichi Watanabe, scrittore e medico giapponese. «Ginko è oggi considerata una delle tre personalità più importanti della prefettura di Saitama e nel 2006 è stato fondato nel suo luogo di nascita, la città di Kumagaya, il Museo Ginko Ogino a lei intitolato. Durante i periodi turbolenti delle ere Meiji e Taisho, Ginko era un “fiore nascosto”, ma alla fine sbocciò in tutto il suo splendore. Sarei molto felice se il mio romanzo potesse contribuire a far luce sulla sua esistenza.»  Jun’ichi Watanabe   Una giovane giapponese, di ottima famiglia, viene destinata, come da prassi, ad un uomo più grande di lei e si trasferisce nella nuova casa e come da manuale, la suocera la tormenta. La sposa ha 16 anni. Quante volte in questi ultimi decenni abbiamo criticato la prassi di alcu...

CHIHARU SHIOTA

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      La mostra delle opere dell’artista contemporanea giapponese Chiharu Shiota, nei locali del Mao (Museo Arte Orientale) di Torino, è semplicemente unica. Nata ad Osaka nel 1972, mentre veniva allestita la mostra a Torino, combatteva con il cancro al terzo stadio. Vive e lavora a Berlino. Shiota presenta le sue opere per la prima volta in Italia e per la prima volta in un Museo di Arte Orientale. Le istallazioni, che incontri appena entri al Museo, nel giardino giapponese, immergono subito il visitatore in un mondo di storie. Sono le storie delle relazioni che ciascuno di noi ha con gli altri, con le mille persone incontrate nella vita, sono le relazioni che intratteniamo con noi stessi, sono le relazioni che avvengono ogni istante nel nostro corpo tra i nostri organi, tra le nostre cellule. E queste relazioni sono rappresentate da fili, fili di lana intrecciati, annodati, che si intersecano in una rete fitta e complicata, come complicata è la vita stessa. ...

LA GRAZIA

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  Di chi sono i nostri giorni?    Questa è la domanda centrale, a mio parere, del film su un Presidente della Repubblica italiana, Mariano De Santis, interpretato da un magistrale Toni Servillo, coppa Volpi 2025. Scrivere su un film di Paolo Sorrentino non è cosa facile, essendo uno dei migliori registi italiani, che ha realizzato film come il Divo su Giulio Andreotti, la Grande bellezza, È stata la mano di Dio, per citarne alcuni. Il Presidente della Repubblica creato da Sorrentino è un esimio giurista alla fine del suo mandato, vedovo, un uomo che adempie con estremo scrupolo ai suoi doveri istituzionali, accompagnato dalla figlia, come succede al nostro Presidente Mattarella. Mariano de Santis si trova negli ultimi sei mesi, nel semestre bianco, a dover decidere se concedere la grazia a due assassini che hanno delle attenuanti, ma soprattutto a decidere se promulgare la legge sull’eutanasia. La grazia. Lui è soprannominato "cemento armato". Quando lo scop...

Un mondo senza angoli

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    Arrivare, a 1550 metri, il 26 dicembre, è stato non facile. Resto una cittadina. Una donna che ama la natura, ma la conosce poco. E forse proprio per questo desidera entrarci dentro, lasciarsi avvolgere, per poi averne timore: si teme ciò che non si conosce davvero. Sono diventata una cittadina strana, ormai. Infastidita dalle puzze delle città, dall’aria ferma, dalle costruzioni che bloccano lo sguardo, dalle file umane di persone scortesi e tristi. Vicini con i corpi, lontani con le menti. Desidero spazi larghi, dove gli occhi possano vagare senza urti, saziandosi di bellezza. Desidero silenzi, rotti solo dal rumore dei passi sulla neve. la moto slitta, che porta i pigri e a a volte giovani clienti del Rifugio, mi infastidisce per il rumore e per l'odore.  Desidero i saluti brevi e gentili tra sconosciuti che si incrociano sui sentieri alpini . Desidero l’aria profumata. Oggi non potrei sciare. Le code, le attese, lo sci di massa. Corpi che scivolano insie...

NOTTE DI STELLE CADENTI

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  Guardo dallo specchietto retrovisore. Il Monviso appare netto, solenne, in tutta la sua magnificenza, allineato alla catena alpina come un guardiano antico. Eppure, Torino è ormai vicina. Davanti a me, una massa grigia ristagna sulla città. È compatta, densa, opprimente. Superga emerge da quella coltre polverosa come un’isola sospesa, sopra la vita di più di ottocentomila persone che respirano senza vederla. Torno a guardare nello specchietto: il cielo è azzurro, le montagne portano ancora qualche traccia dell’ultima nevicata, l’aria è limpida. Poi lo sguardo torna avanti. Devo guidare. E non posso evitare la sensazione di affondare, consapevolmente, in quell’aria pesante. Attraverso la città. Al Valentino la vita scorre lieve: coppie, famiglie, passi che corrono, corpi che si muovono nella luce. Tutto sembra normale. Fa bene camminare, correre, sedersi su una panchina e parlare del più e del meno. Non fa bene, invece, l’aria che riempie i polmoni, silenziosa e invisibile....

Scuola di sopravvivenza

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  Sono una mamma. Sono una nonna. Sono una docente in pensione, che ha trascorso anni e anni a lavorare sul territorio italiano, precisamente a Torino. Insomma, un curriculum abbastanza ricco da permettermi di affrontare questo argomento. Anzi, a te, lettore o lettrice ritrovato/a, dico: scrivi pure cosa ne pensi. La precisazione geografica non è casuale, e fra poco capirai perché. Sono stata una decina di giorni a Zurigo, a trovare mio figlio Stefano e i suoi figli. Negli anni scorsi i miei nipoti frequentavano il Kindergarten — la loro scuola materna — e prima ancora il nido. Ormai ero abituata all’idea che le maestre svizzere facessero uscire i bambini con qualsiasi tempo , neve, pioggia, vento, trombe d’aria, purché vestiti come piccoli astronauti. Devo ammetterlo: apprezzavo questa filosofia del “un po’ di freddo non ha mai ucciso nessuno”, anche se noi mediterranei preferiamo la luce del sole ai venti del Baltico. Dal 18 agosto — sì, proprio il 18 agosto, data in cu...

Ricordando

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  Ricordando chi ci è caro e in un altrove a noi ignoto eppure vicino intorno dentro IO RICORDO Non ho un luogo dove andare per portare i fiori ai miei genitori Non ho un luogo dove andare per portare i fiori ai miei nonni, zii, cugine di alcuni di loro non conosco neanche il nome e la loro storia sono lontani i luoghi dove portare i fiori ai miei amici molti vanno e si ritrovano davanti alle tombe                pregano, ricordano io ricordo, non so se prego ma ricordo e vorrei ancora ascoltare la voce di mio padre, il suo sguardo non l'ho mai dimenticato vorrei accarezzare il volto di mia mamma, tutto cambia tutto si trasforma tutto è impermanenza ma i loro volti, le loro storie, io ricordo