CHIHARU SHIOTA

 

 


 

La mostra delle opere dell’artista contemporanea giapponese Chiharu Shiota, nei locali del Mao (Museo Arte Orientale) di Torino, è semplicemente unica.

Nata ad Osaka nel 1972, mentre veniva allestita la mostra a Torino, combatteva con il cancro al terzo stadio.

Vive e lavora a Berlino.

Shiota presenta le sue opere per la prima volta in Italia e per la prima volta in un Museo di Arte Orientale.

Le istallazioni, che incontri appena entri al Museo, nel giardino giapponese, immergono subito il visitatore in un mondo di storie. Sono le storie delle relazioni che ciascuno di noi ha con gli altri, con le mille persone incontrate nella vita, sono le relazioni che intratteniamo con noi stessi, sono le relazioni che avvengono ogni istante nel nostro corpo tra i nostri organi, tra le nostre cellule. E queste relazioni sono rappresentate da fili, fili di lana intrecciati, annodati, che si intersecano in una rete fitta e complicata, come complicata è la vita stessa.

Cammino sotto queste enormi reti di fili, grovigli, nuvole di fili che nascono da una barca che fluttua, noi stessi che fluttuiamo nell’Universo, isolati e connessi, liberi e prigionieri delle troppe connessioni e delle troppe informazioni che circolano, fili che sono onde che permeano l’atmosfera che ci circonda, onde sonore, elettromagnetiche, luminose. Ne rimango incantata. Un lavoro enorme, ogni volta riannodare, intersecare mille fili, per poi al termine della mostra, tagliarli. È così evocativa che spererei che rimanesse in permanenza.



Fili neri, che ricordano l’incendio al quale assistette bambina ed evocano la morte, come il rosso la vita, il sangue.




L’artista ci interroga, interrogandosi, sulla vita e sulla morte e sul ricordo.

I fili contengono, trattengono, collegano, imprigionano quasi ad impedire alla vita di fuggire via. La vita, così legata a persone, cose e fatti, resta per sempre: sono i vestiti appesi che indicano l’assenza, ma per quanto vuoti del corpo che li indossava, permane il ricordo.

Nella cultura greco-latina, il filo della vita era tenuto dalle Parche.

Le Parche filano, misurano e tagliano il filo della vita. Le loro decisioni erano immutabili.

Camminando tra le grandi istallazioni di Shiota, l’Oriente ha incontrato l’Occidente.

Le opere occupano tutti i piani del Museo, occupando le sale storiche, tra Budda maestosi e sorridenti.

Al termine un video racconta il lavoro e il significato dell’opera dell’artista giapponese, alla quale auguro di guarire dal cancro.

 

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