LA GRAZIA

 


Di chi sono i nostri giorni?   

Questa è la domanda centrale, a mio parere, del film su un Presidente della Repubblica italiana, Mariano De Santis, interpretato da un magistrale Toni Servillo, coppa Volpi 2025.

Scrivere su un film di Paolo Sorrentino non è cosa facile, essendo uno dei migliori registi italiani, che ha realizzato film come il Divo su Giulio Andreotti, la Grande bellezza, È stata la mano di Dio, per citarne alcuni.

Il Presidente della Repubblica creato da Sorrentino è un esimio giurista alla fine del suo mandato, vedovo, un uomo che adempie con estremo scrupolo ai suoi doveri istituzionali, accompagnato dalla figlia.

Mariano de Santis si trova negli ultimi sei mesi, nel semestre bianco, a dover decidere se concedere la grazia a due assassini che hanno delle attenuanti, ma soprattutto a decidere se promulgare la legge sull’eutanasia.

La grazia.

Il Presidente della Repubblica può concedere grazia e commutare le pene. Art 87 della Costituzione della Repubblica Italiana

Tentenna a firmare la legge sull’eutanasia, legge che in realtà in Italia ancora aspettiamo e chissà se veramente è sulla scrivania del nostro Presidente Mattarella.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti

Art. 87 della Costituzione della Repubblica italiana

Il Presidente di Sorrentino è un Presidente un po' democristiano, prega, ha come amico il Papa, un Papa nero, con i lunghi capelli bianchi legati in treccine, un Papa che vorrebbe che lui non firmasse la legge sull’eutanasia

A differenza della figlia, Dorotea, esperta giurista, che continua a limare e a correggere la legge sperando nella firma del padre, che viene accusato da lei di non essere coraggioso.

Di chi sono i ns giorni”, gli chiede un giorno Dorotea, stanca del suo tergiversare, del suo continuo bisogno di riflessione.

Persino un cavallo morente, in agonia, serve al regista per tastare l’inflessibilità del Presidente, che non vuole l’eutanasia neanche per gli animali.

Un Presidente che ha affrontato molte crisi di governo nel suo mandato, che viene osannato quando si reca alla prima della Scala, stimato dai suoi collaboratori e dal Presidente del Consiglio, ossessionato dal ricordo della moglie e da un dubbio: con chi lo ha tradito la moglie 40 anni prima?

Un film sul dubbio: concedere la grazia? Promulgare la legge sull’eutanasia? Scoprire chi fu l’amante della moglie da lui tanto amata?

Se promulga la legge verrà considerato un assassino, se non la promulga un torturatore. Meglio aspettare e lasciare al suo successore questo problema?

Torna anche in questo film di Sorrentino il tema della solitudine dell’uomo, tema ricorrente nei suoi film: anche la più alta carica dello Stato si sente solo.

Il Presidente promulgherà la legge? Concederà la grazia ai due assassini?

Il film interroga lo spettatore, che esce dal cinema chiedendosi: di chi sono i nostri giorni?

Per noi uomini e donne del XXI secolo, iniziato drammaticamente e che ogni anno porta con sé nuove tragedie, noi che credevamo che la democrazia e il riconoscimento dei diritti umani fossero conquiste assodate, certe, inalienabili, noi siamo quelli che stiamo scoprendo una nuova Restaurazione, stanno tornando i fantasmi dell’Assolutismo, del Nazionalismo, dell’Imperialismo, dello sfruttamento, della tortura, della repressione.

Forse è un film sulla libertà. Promulgare la grazia per chi ha ucciso colui che lo perseguitava, promulgare la legge sull’eutanasia, per permettere a chi lo vorrà di liberarsi dal dolore, è un inno alla libertà dalla violenza e dal dolore.

Lo deciderai tu, lettore e lettrice, qual è la chiave di accesso a questo film. Anche questa è libertà.

 

 

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