UN ALLENATORE SPIRITUALE

 

Cara lettrice e/o caro lettore,

oggi ti propongo un’intervista a Gabriele Goria.




In questo blog ho scritto solo un post in cui trattavo della pratica dello Yoga. In realtà sono anni che mi interesso di spiritualità e riconosco di aver avuto diversi Maestri. Un giorno spero di scrivere di tutti loro, a mio vantaggio, per riepilogare chi sono e contemporaneamente testimoniare l’importanza degli incontri nella vita. Tra chi ho conosciuto c’è Gabriele, che non vuole essere chiamato Maestro, ma libero meditante o allenatore spirituale. Io rispetto il suo pensiero e non troverete la parola Maestro riferita a lui. Ma nella nostra vita ci sono tanti maestri, che non sanno di esserlo, di oggi e di ieri.

Conosco Gabriele da circa tre anni e trovo la sua esperienza talmente interessante da ritenere importante presentarlo a chi non lo conosca.

Gabriele Goria è nato a Moncalieri, un grazioso comune che confina con Torino, ha vissuto nel quartiere Vanchiglia, ha frequentato il liceo scientifico Gobetti e ha praticato nelle palestre del quartiere le sue prime lezioni di arti marziali.

Per intervistarlo ho dovuto però ricorrere alla piattaforma zoom: Gabriele vive dal 2008 in Finlandia e raramente torna in Italia.

Lo guardo nello schermo: l’immancabile t-shirt con le maniche corte (Gabriele non soffre il freddo), la barba con qualche filo bianco, sguardo intenso e sorridente, capelli lunghi, che so ricci, raccolti, postura ieratica. Molti di noi quando parlano agitano le mani, si toccano i capelli, muovono parti del corpo, lui no: la sua postura è quella del meditante anche quando racconta di sé. Non un gesto della mano, non un movimento della testa. Immobile. Concentrato. Alle sue spalle una libreria bianca, molto ordinata e intravedo pareti nude e qualche foglia di una pianta ornamentale.

Tutto essenziale, tutto semplice. Potrei dirti che l’essenzialità che noto nella stanza rispecchia la sua personalità.

Dietro questa essenzialità e semplicità, dietro questo sorriso, dietro la sua calma, c’è un allenamento lungo decenni di vita. Gabriele è giovane, per me,come sapete è tutto relativo a questo mondo, eppure ha una ricca esperienza, possibile solo a chi vive pienamente il tempo.

Ed è questo che mi affascina di lui, capire da dove sia partito e provare a cogliere come sia arrivato ad essere un allenatore spirituale, cosa abbia da dire a molti di noi, che fatichiamo ad essere costanti nella pratica meditativa, che ci interroghiamo sui sentieri spirituali da percorre, sulle scelte da fare. A qualsiasi età. La ricerca non ha limiti.

Anche lui ha dovuto superare crisi, dubbi, difficoltà, eppure non hai mai rinunciato a praticare, a cercare, a sperimentare.

Affermare che Gabriele sia un allenatore spirituale è contemporaneamente vero e riduttivo.

Vero, perché medita da quando era un bambino: prima per imitazione e poi per scelta consapevole. Ha al suo attivo non so quante migliaia di ore di meditazione, il che significa esperienza, l’unica che conti veramente. Medita al mattino e alla sera, come tutti i Maestri di meditazione consigliano ai neofiti di fare. Ma lui non è un neofita.

Riduttivo, perché non si limita a praticare la meditazione quotidianamente al punto da avere una tale esperienza da poterla insegnare, ma, come vedrai, sperimenta molte pratiche tutte tese allo stesso scopo, lo scopo della sua vita, lo scopo che dovrebbe essere quello di tutti noi: sviluppare il proprio potenziale, come un albero che non smette mai di crescere.

Ho scritto che medita da bambino: non ti sei stupito? Quanti bambini conosci che meditano?

Credo che questa affermazione meriti una spiegazione.

Gabriele ha avuto il privilegio di vivere in una famiglia nella quale i genitori praticavano Kriya Yoga, ovvero seguivano l’insegnamento del Maestro Yogananda. Tutti i giorni meditavano e una volta alla settimana si riunivano in gruppo per praticare la meditazione. Gabriele vedeva sua madre immobile e silenziosa, si sedeva accanto a lei per qualche minuto, poi tornava a giocare, ma quella situazione per lui era normale, scontata. Crescendo, i minuti in cui rimaneva seduto accanto alla mamma aumentarono, ma ciò che conta è che in quei momenti percepiva gioia intorno a sé e dentro di sé. Dovette aspettare ancora per iniziare a praticare, al momento giusto: secondo la scuola di Yogananda avrebbe dovuto leggere l’autobiografia del Maestro e poi fare domanda alla scuola, Self-Realization Fellowship, per iniziare il percorso di meditante. Il maestro Yogananda, per chi non conoscesse il suo insegnamento, ha saputo diffondere lo yoga in Occidente e unire induismo e cristianesimo.

Consiglio un film sulla vita di Yogananda “Il sentiero della felicità” e la lettura di Autobiografia di uno yogi, che mi accompagnò in un momento molto difficile della mia vita: è un libro speciale, da leggere.

 Torno a Gabriele, i suoi genitori sono anche degli artisti: la mamma una pianista, il papà un fumettista. Ora lettore, lettrice, ricorda questo particolare, due genitori meditanti e artisti.

Quindi immaginatevi questo bambino ricciolino e sereno, che gioca con i suoi amichetti in casa, mentre la mamma suona il pianoforte: i suoi compagni di giochi si stupivano di ciò che per lui era scontato.

I genitori si avvicinarono successivamente agli insegnamenti del Maestro Chang Dsu Yao e alla pratica quotidiana del Kung Fu. Dovettero scegliere quale sentiero spirituale seguire, problema che ritroveremo nella vita di Gabriele.

Il nostro bambino non vedeva l’ora di poter praticare anche lui: era piccolo e dovette aspettare di avere nove anni per iniziare la pratica di Ju Tai Jutsu sotto la guida del suo primo maestro, Alessandro Nepote e di compiere quattordici anni per praticare Kung Fu.

Si delinea quindi un altro aspetto di Gabriele: la pratica delle arti marziali che oggi insegna.

Oltre ad aver respirato in casa spiritualità e creatività, avere avuto i genitori come i suoi primi maestri, ha anche incontrato persone eccezionali.

La vita di tutti è costellata di incontri e di maestri. Per il nostro adolescente il secondo maestro di Kung Fu è stato Sergio Volpiano, allievo del Maestro Ignazio Cuturello, che a sua volta fu allievo del Maestro Chang. Sergio era ed è molto accurato, preciso nelle spiegazioni e questo soddisfaceva la curiosità di Gabriele, assetato di conoscenza.

Se ricordi ti ho avvisato che anche il giovane Gabriele, crescendo e affrontando la vita con tutte le sue difficoltà affettive e lavorative vive momenti di crisi. La sua crisi è legata al fatto che ormai conosce ed è padrone di molte pratiche spirituali, desidera coltivarle tutte, non abbandonarne nessuna, ma invece che provare benessere dal suo costante, continuo e multiforme allenamento, prova disagio, perché molte delle persone di riferimento gli consigliarono di scegliere cosa praticare, cosa approfondire, senza rispettare il suo bisogno di multidisciplinarietà.

In particolar modo, questo accadde quando frequentò a Roma l’Accademia di Arte drammatica per laurearsi attore, altro lato del nostro libero meditante che non ho ancora evidenziato.

Stava diventando un perfezionista, cosa che sappiamo essere pericoloso per il benessere psicofisico.

In quel periodo si era avvicinato alla religione cattolica, la religione dei suoi nonni, grazie alla donna che diventò la mamma di suo figlio, una delle poche cattoliche finlandesi.

Lessi il libro di Padre Anthony Elenjimittam, “Esoterismo Monastico”, trovato nella libreria di mio padre, mi ritrovai perfettamente, sentii che avevamo lo stesso approccio: lui era induista, buddista e cattolico.

Presi un aereo e andai ad Assisi dove viveva. Aveva 95 anni. Volevo conoscerlo.

Iniziai la meditazione con il mal di schiena, che mi tormentava in quel periodo, su una sedia scomoda. Dopo un’ora di meditazione non avevo più mal di schiena, anzi ero incollato alla sedia e capii Padre Antony: aveva conciliato per tutta la vita l’inconciliabile. Anche io potevo liberamente esprimere l’armonia che sentivo dentro di me, perché queste pratiche apparentemente dissimili hanno in comune me stesso che le incarno, l’armonia che si crea in me.

 La notte in cui Padre Anhtony morì, io non riuscii inspiegabilmente a dormire, fin quando non mi telefonò un suo discepolo per comunicarmi la morte del Maestro.

Dal momento in cui incontrai Padre Anthony ho trovato la pace. Non importava cosa stessi facendo, se recitavo, se disegnavo (ancora non ho scritto di questo altro dono, disegna benissimo), se meditavo o praticavo arti marziali. Ho capito che in realtà non trascuro nulla, ma pratico a periodi ciclici. Mi sono liberato. Non ho avuto più bisogno di guide.

Inizia a delinearsi quindi un percorso di vita molto singolare, non riconducibile ad una singola scuola di pensiero, ma direi sincretico. Si coglie che ciò che interessa a Gabriele è coltivare e approfondire tutto ciò che ha imparato nella sua vita, senza più temere di perdere qualche lato del suo essere, senza la tensione di eseguire tutto alla perfezione.

Lentamente abbandona il perfezionismo.

C’è però ancora un incontro importante da raccontarti.

Aveva avviato un progetto di ricerca sul silenzio con l’Accademia di Arte drammatica di Helsinki, che riuniva la meditazione, le arti marziali e il teatro, per indagare sugli effetti del silenzio attivo.

Una collega mi propose di sperimentare un seminario di dieci giorni di silenzio in un centro di meditazione finlandese dove si praticava la meditazione Vipassana secondo il metodo del maestro Goenka.

Seguire questo insegnamento significa che osservi solo attraverso i tuoi cinque sensi la tua realtà.  Non c’è religione, anima, Dio, niente di superumano. Io non avevo mai messo in discussione l’idea di Dio, per me fino ad allora il percorso spirituale mi portava all’unione con Dio, ma senza Dio a cosa mi sarei unito? Entrai in crisi.

Per seguire questo ritiro interruppi la pratica di Krjia Yoga.

Terminati i dieci giorni iniziò per me un periodo originale, vissi un anno molto strano: al mattino praticavo Krija Yoga, alla sera Vipassana e di giorno tutte le arti che conoscevo nella libertà che aveva scoperto.

Desideravo ripetere l’esperienza dei dieci giorni di silenzio nel Centro di Meditazione, ma a causa di regole ferree e generiche mi proibirono di accedervi.

Ho iniziato così a prendere le distanze dalle varie filosofie. Per me era importante solo sperimentare, senza interpretare.

Iniziai a praticare da solo quotidianamente e una volta all’anno mi ritiro per dieci giorni consecutivi a casa mia. Da allora mi reputo un libero meditante: prediligo alcune pratiche, sono fedele a poche, perché mi fanno stare bene, adesso.

Adesso è la parola chiave: non cerco l’autorealizzazione o l’illuminazione, ma stare bene, essere felice, adesso.

La vita di Gabriele non si esaurisce tra meditazione e arti marziali, ma contempla una forte componente artistica, come accennavo prima.

Strimpella la chitarra e il pianoforte, come dice lui, è un attore e un disegnatore. Questa intervista rischia di non terminare mai, per cui questi aspetti decido di lasciarli momentaneamente in sospeso, perché Gabriele è un uomo che sorprende e sicuramente tornerò a scrivere su di lui, se lui vorrà.

Ti lascio, lettore e lettrice che hai letto fin qui, la sua riflessione sull’insegnamento che condivido parola per parola.

La forma d’arte che mi caratterizza in questo momento è l’insegnamento: per me è la sublimazione dell’arte. Quando insegni devi essere presente, attento, non puoi non essere onesto, la relazione con l’allievo ti scava dentro, è meditazione, non funziona se non ci credi, perché in quel caso può diventare un danno. Io sto bene quando insegno. È uno scambio che va al di là della pratica, nascono rapporti di amicizia. Osservo le persone crescere, mettersi in moto.

Concludo facendo il punto della ricca ricerca spirituale di Gabriele, esperienza che mette a disposizione di chi desidera iniziare un cammino. La meditazione è quindi uno specchio, non risolve i problemi, ma te li mostra e poi sta a te lavorare per risolverli.

Questa definizione non può che richiamare alla mia memoria il fine di ogni psicoterapia: il setting psicoterapeutico permette a chi intraprende il cammino di conoscere sé stesso e di lavorare per cambiare.

Ho esperienza di entrambi i percorsi: entrambi preziosi, entrambi ci mettono in cammino verso la realizzazione dei nostri potenziali, ciascuno con strumenti diversi. Sta a noi scegliere.

Ciò che a me piace della meditazione è l’autonomia, l’indipendenza e il mezzo attraverso il quale vivi l’esperienza: il corpo.

Meditando diventi bravo a meditare, la meditazione non risolve i problemi.

Meditando comprendi che senza amore non c’è nulla. Se c’è qualcosa è perché c’è amore. Nelle atrocità più orribili, nella sofferenza, c’è ancora vita. E se c’è vita, c’è ancora una goccia di amore.

Ed è quello di cui Gabriele è convinto, meglio dire che ha sperimentato e che augura a tutti di sperimentare

Alla fine di ogni incontro meditativo, Gabriele dice:

“che tutti gli esseri possano essere felici”

Per lui non è solo un augurio, una speranza, ma una certezza.

Non so per te lettore e lettrice, ma per me qui sta la differenza fondamentale tra esseri umani, credere al Bene nel mezzo del Male.

 La mia domanda è sempre la stessa: perché esiste il male, perché gli uomini esercitano il male? Come è possibile ancora e ancora?

Ascoltando Gabriele, il mio pensiero corre a tutti i miei maestri, e ad una giovane donna, Etty Hillesum, una ebrea olandese, che scrisse un prezioso diario dal 1941 al 1943.

Scrive nella sua lettera da Westerbork dell’11 agosto del 1943, prima di essere deportata ad Auschwitz, dove morì il 30 novembre del 1943:

Le cose sono dappertutto completamente buone e, al tempo stesso, completamente cattive. Così si bilanciano, dappertutto e sempre. Io non ho mai la sensazione che devo volgere qualcosa in bene, tutto e sempre è completamente un bene così com'è. Ogni situazione, per quanto penosa, è qualcosa di assoluto, e contiene in sé il bene come il male.

Non ho la capacità di commentare, di aggiungere. Sono parole scritte da chi vive già in un campo di concentramento e sa che finirà nel campo di sterminio. Sono parole di chi vive una condizione che chiamare disumana è poco. Lascio che ad ognuno di noi diano forza e speranza in questo tempo in cui sembra che le persone pessime siano tante e che governino il mondo.

Conoscere Gabriele è stato un dono per me e spero una ricchezza anche per te che leggi.

Gabriele organizza corsi on line di arti marziali, sessione di allenamento individuale di tecniche di termoregolazione, meditazione e disegno.

Una volta al mese propone gratuitamente un’ora di meditazione Vipassana. Organizza corsi in presenza e seminari residenziali in Italia.

Se desideri informazioni, scrivimi.

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