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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

CHIHARU SHIOTA

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      La mostra delle opere dell’artista contemporanea giapponese Chiharu Shiota, nei locali del Mao (Museo Arte Orientale) di Torino, è semplicemente unica. Nata ad Osaka nel 1972, mentre veniva allestita la mostra a Torino, combatteva con il cancro al terzo stadio. Vive e lavora a Berlino. Shiota presenta le sue opere per la prima volta in Italia e per la prima volta in un Museo di Arte Orientale. Le istallazioni, che incontri appena entri al Museo, nel giardino giapponese, immergono subito il visitatore in un mondo di storie. Sono le storie delle relazioni che ciascuno di noi ha con gli altri, con le mille persone incontrate nella vita, sono le relazioni che intratteniamo con noi stessi, sono le relazioni che avvengono ogni istante nel nostro corpo tra i nostri organi, tra le nostre cellule. E queste relazioni sono rappresentate da fili, fili di lana intrecciati, annodati, che si intersecano in una rete fitta e complicata, come complicata è la vita stessa. ...

LA GRAZIA

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  Di chi sono i nostri giorni?    Questa è la domanda centrale, a mio parere, del film su un Presidente della Repubblica italiana, Mariano De Santis, interpretato da un magistrale Toni Servillo, coppa Volpi 2025. Scrivere su un film di Paolo Sorrentino non è cosa facile, essendo uno dei migliori registi italiani, che ha realizzato film come il Divo su Giulio Andreotti, la Grande bellezza, È stata la mano di Dio, per citarne alcuni. Il Presidente della Repubblica creato da Sorrentino è un esimio giurista alla fine del suo mandato, vedovo, un uomo che adempie con estremo scrupolo ai suoi doveri istituzionali, accompagnato dalla figlia, come succede al nostro Presidente Mattarella. Mariano de Santis si trova negli ultimi sei mesi, nel semestre bianco, a dover decidere se concedere la grazia a due assassini che hanno delle attenuanti, ma soprattutto a decidere se promulgare la legge sull’eutanasia. La grazia. Lui è soprannominato "cemento armato". Quando lo scop...

Un mondo senza angoli

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    Arrivare, a 1550 metri, il 26 dicembre, è stato non facile. Resto una cittadina. Una donna che ama la natura, ma la conosce poco. E forse proprio per questo desidera entrarci dentro, lasciarsi avvolgere, per poi averne timore: si teme ciò che non si conosce davvero. Sono diventata una cittadina strana, ormai. Infastidita dalle puzze delle città, dall’aria ferma, dalle costruzioni che bloccano lo sguardo, dalle file umane di persone scortesi e tristi. Vicini con i corpi, lontani con le menti. Desidero spazi larghi, dove gli occhi possano vagare senza urti, saziandosi di bellezza. Desidero silenzi, rotti solo dal rumore dei passi sulla neve. la moto slitta, che porta i pigri e a a volte giovani clienti del Rifugio, mi infastidisce per il rumore e per l'odore.  Desidero i saluti brevi e gentili tra sconosciuti che si incrociano sui sentieri alpini . Desidero l’aria profumata. Oggi non potrei sciare. Le code, le attese, lo sci di massa. Corpi che scivolano insie...