LIBERA
Ieri in Piazza Vittorio Veneto a Torino
molte persone e molte bandiere: Libera e la Pace svolazzavano insieme, creando colore
e speranza.
Mi piace pensare che le due
bandiere ci indicassero la strada: Liberi in pace o la pace nella libertà: l’una
senza l’altra è impossibile. Lo sanno benissimo tutti coloro che hanno vissuto
o stanno vivendo in guerra.
Dopo il ricordo delle 1187
vittime della mafia, nominate una per una da persone note, come il giudice
Caselli, Landini, il sindaco Lo Russo, il Presidente Cirio, Cristina Caccia e
altri parenti di vittime, ho iniziato a camminare con la mia bandiera della
Pace per le strade del centro di Torino.
Poco distante dalla piazza
affollata e colorata, persone sedute ai dehors consumavano l’ennesimo aperitivo
della loro vita, un rituale che evidentemente rassicura parte della
popolazione.
Camminavo e osservavo i loro
visi, sicuramente non passavo inosservata, una signora con i capelli bianchi,
una giacca colorata e una bandiera della Pace in mano.
Nessun commento, una signora mi
ha sorriso, niente altro.
Mi reco in un famoso bar
torinese, dove mi guardano con un pizzico di preoccupazione: il bastone
potrebbe essere usato male. Rassicuro e mi seggo per consumare il mio panino.
Riprendo il cammino nella
direzione opposta, percorro circa 4 km, decisa ad osservare attentamente la
reazione dei passanti.
Cammino in mezzo alla gente che
guarda ma rimane del tutto indifferente: non un sorriso, non uno sguardo vivo,
curioso.
Poi ad un certo punto, un signore
anziano con un cane mi appella:
Lei, con quella bandiera, domani voti sì!
Un ordine. Un’imposizione. Niente
a che vedere né con la libertà né con la pace.
Decido di non rispondere e
proseguo.
Un gruppo di giovani, forse originari
del Sahel, mi osserva. Uno di loro mi guarda, sorride e indica la V di vittoria.
Ricambio.
Magari la Pace vincesse.
In questo momento il mondo mediorientale
sta vivendo una serie di guerre che spaventano loro e noi.
Qualcuno abbassa la testa al mio
passaggio: non sono più un individuo, improvvisamente sono la Pace.
Verso casa, quando avevo perso la
speranza di riuscire a vedere una reazione nelle persone, una coppia con cane
mi appella, dicendomi che ho la bandiera giusta, si fermano per parlare.
Finalmente.
Ho percorso 4 km e finalmente la
bandiera ha detto qualcosa a qualcuno.
Parliamo della pace che non c’è,
parliamo dell’evento della mattinata organizzato da Libera, parliamo del
referendum costituzionale.
Pochi metri dopo, un anziano
signore seduto sulla panchina con accanto la sua bici mi chiede perché io giri
con la bandiera della pace.
Perché dovremmo tutti noi girare
con la bandiera della pace, ricordare ai decisori politici che noi vogliamo
vivere in pace, che il mondo appartiene alle specie viventi e non a loro. Mi
guarda e mi dice che ho ragione.
Parliamo del referendum e afferma
che lui non vota: un suo parente lo ha deluso. Gli ho ricordato che non votiamo
per le politiche, fermo restando che i politici non sono tutti uguali, ma per
cambiare o no sette articoli della nostra Costituzione, ovvero la madre di tutte
le nostre leggi, l’asse portante della nostra vita democratica.
Mi ha salutato dicendo che ci
avrebbe pensato.
La mia camminata di 8 km in giro
per la città con la bandiera della Pace è servita a qualcuno, forse.
Riproverò a camminare per Torino
con la bandiera della Pace.
Ti unirai a me?

Commenti
Posta un commento