Una pittrice gentile: Rita Conti

 

Ho terminato a giugno scrivendo la storia del rapporto tra Paola Accati   e Primo Levi e riprendo a settembre raccontandoti la storia della passione per la pittura di Rita Conti.

Credo nelle storie, che possono essere di aiuto agli altri.

La conosco da molti anni, anche se non saprei dire da quanti.

Il suo atelier di pittura fu uno dei tre motivi per cui decisi con mio marito di cercare una casa ad Usseaux e trascorrere il nostro tempo libero dal lavoro e ora dagli impegni come nonni e pensionati attivi.

Gli altri due motivi furono: la presenza di una biblioteca e la bellezza della natura incontaminata di Pian dell’Alpe e di Balboutet, vero borgo di montagna, dove le galline razzolano libere e dove le mucche scampanellano felici tutto il giorno ruminando l’erba dei pascoli.

Ricapitolando: scoprimmo un borgo di montagna, senza impianti di risalita, senza il turismo di massa, senza negozi (ora d’estate ce ne sono ben due ad Usseaux), dove il silenzio, la gentilezza degli abitanti e la bellezza della natura accompagnano le giornate, ma non escludendo la cultura, anzi, offrendo opportunità di momenti artistici e letterari. Non poco, anzi direi “tanta roba”. Quasi la perfezione non solo per pochi giorni all’anno, ma per viverci.

Decidiamo di vederci da me per l’intervista, a Balboutet, il borgo delle rondini, delle meridiane e del sole.

Due sdraio, un bloc notes, una penna, due tazze di tè: i miei vicini sono ripartiti, nessuno ci disturberà nel mio giardinetto. L’aria è piacevolissima, il cielo è terso, mai come quest’anno ho apprezzato di vivere alcuni giorni a 1550mt.

Arriva con il suo sorriso, i suoi occhi chiari, il caschetto che le regala qualche anno in meno, la sua dolcezza e pacatezza.

Nella Val Chisone e nel pinerolese molti conoscono Rita. Molte amministrazioni comunali le hanno affidato incarichi, anche in altre valli alpine come nella vicina Val di Susa e nella Val Pellice. Inoltre, molti privati le hanno commissionato lavori per le loro case. Tutti sappiamo e riconosciamo il suo tocco, i soggetti che dipinge su lose o su muri e paiono essere veri. Inconfondibili.

Questa serie di murales si trova ad Usseaux.

Tanti anni fa iniziai a prendere delle lezioni collettive, poche a dire il vero o ad aiutarla in qualche festa nella quale, con le sue allieve, dipingeva anonime e brutte cassette del gas, che diventavano ricami, paesaggi, soggetti animali. È così che ci conoscemmo, con i pennelli e i colori in mano.

Ho sempre apprezzato il suo modo di insegnare, di aiutarmi a tornare a casa con una losa dipinta da me, ma che senza il suo aiuto sarebbe stata piatta, anonima. A lei basta poco per rendere vive le creature disegnate.

Ho sempre apprezzato la sua calma.

Da lei volevo sapere quando e come ha capito di essere una pittrice.

E come sempre succede nella vita di ciascuno di noi, ha iniziato a raccontarmi la sua infanzia. Mi ha parlato di una bambina che ha imparato a leggere da sola a quattro anni, grazie ad un sussidiario di suo padre. Di questi tempi una mamma sarebbe felice di avere generato un essere speciale, che da sola si organizza e impara a leggere. Oggi diremmo che è una bambina talentuosa, da seguire e incoraggiare. Ma non fu così per sua mamma: la sua vivace intelligenza si coniugava con una certa difficoltà a legare con altri bambini, per forza diremmo noi, troppo avanti. Già, ma questo veniva visto come una stranezza a cui si aggiungeva una certa goffaggine dovuta ad una miopia non diagnosticata precocemente. La piccola Rita, in prima elementare, eccelse, per forza, sapeva leggere, ma la famiglia facoltosa di un altro bimbo, altrettanto bravo ma non il primo della classe, chiese di spostare Rita in un’altra prima, dove nuovamente superò dei test e risultò sempre la prima. A quel punto maestra, genitori e bimba ricevettero le scuse da parte di Preside e maestri, ma il danno per Rita era stato fatto. Fu reinserita nella sua prima, il suo compagno fu trasferito in una prestigiosa scuola privata torinese e da allora la nostra piccola cercò di non eccellere più, di non farsi troppo notare, di emulare alcuni comportamenti per essere accettata. Disegnava e leggeva invece di studiare.  In ogni caso rimase una bambina dotata, che frequentò il famoso liceo Classico Cavour: ebbe la fortuna di avere ottimi insegnanti, come Maria Adelaide Petz. Fu compagna di classe di Gabriele Ferraris e di Maria Vittoria Actis. Il Cavour in quegli anni fu frequentato anche da Alessandro Baricco e da Beppe Scienza. Una fucina di futuri intellettuali, scrittori, filosofi, artisti e medici. Lei si iscrisse a matematica, ma non aveva ancora trovato la sua strada. Decise di lavorare come baby-sitter e fu la tata di un ragazzino, che, mi dice, ha fatto molta strada e quell’esperienza le fece capire che era capace di prendersi cura degli altri, cosa che, vedremo, nella sua vita è stato di vitale importanza.

Fu così che iniziò a lavorare con suo padre: casa e bottega, perché la sua casetta, ora demolita, dopo essere stata negli anni circondata da palazzi di dieci piani, aveva nel cortile il laboratorio di falegnameria del papà.

Nel frattempo, si sposa molto giovane e nasce il suo unico figlio, Simone. Fino ai tre anni di Simone furono una famiglia serena, poi, come racconta lo stesso Simone in un video che puoi trovare su you tube e che ti consiglio vivamente di ascoltare, il piccolo iniziò a non stare bene e, fatte le analisi, si scoprì che era malato di leucemia.


 Da quel momento Rita si dedica anima e corpo a suo figlio, ma come sappiamo bene, chi cura a sua volta deve essere curato. Trascorrono anni e Rita iniziava a sentirsi svuotata, a non avere energie per affrontare le cure necessarie.

La medicina di Rita fu la pittura. Grazie ad un amico, che l’avvicinò a testi immortali della letteratura, quali Siddartha di H. Hesse e le opere di Gibran, la nostra artista iniziò a leggere la sua vita in modo spirituale, rinforzandosi per essere di aiuto al piccolo e a sua volta Simone iniziò a diventare consapevole, ad acquisire fiducia in se stesso e a capire che il suo percorso di vita sarebbe stato breve. Madre e figlio iniziarono a vivere alla giornata con serenità e senza progettare il futuro.

Lo stesso amico mi invogliò a dipingere, regalandomi un pastello giallo, con il quale dipinsi una finestra con fiori e glielo regalai.

Successivamente frequentai un corso presso la scuola gli antichi mestieri per conoscere i vari materiali e nel 97 iniziai a frequentare Usseaux e a dipingere su losa, legno, tela.

Fu allora che conobbi Armanda, oggi mia grande amica, che mi commissionò un dipinto per la sua stalla (le stalle ad Usseaux sono mirabilmente ristrutturate). Questo dipinto mi diede l'occasione di farmi conoscere da un impresario, che mi offrì un lavoro per una casa in costruzione a Pragelato. Io non ero mai salita su un'impalcatura, ma accettai e salì con il mio righello, la mia squadretta e i miei colori. Da quel momento senza pubblicità, ma solo grazie al passaparola, lavorai prima a Pragelato poi ad Usseaux e nelle sue borgate e poi ancora Fenestrelle, Piossasco, Airasca non riesco neanche a ricordare tutti i comuni che mi hanno chiamato per dipingere Murales. Fu così che iniziai a conciliare il mio compito fondamentale, che era seguire Simone, con la mia passione: la pittura.

Capita di arrivare a capire se stessi nei momenti di crisi, di difficoltà e quando non si è più giovanissimi. Ciò che conta è esserci riusciti.

Rita mi racconta che ha sempre disegnato, le è sempre piaciuto, ma fino a quell’incontro non aveva messo a fuoco quanto per lei il disegno e la pittura fossero fondamentali.

La pittura per me divenne salvifica.

Da 14 anni insegno all’UniTre di Perosa Argentina e continuo a dipingere per privati e per i comuni che mi fanno esplicita richiesta.

 Simone è andato oltre quattro anni fa a trentadue anni.

Continuerò a dipingere finché sentirò che è una cosa buona per me.

Non faccio programmi, continuo a vivere giorno per giorno.

Ci salutiamo come se fossimo amiche da sempre.

Allego un'altra foto delle sue opere, che raccontano storie, così come gli affreschi del Medioevo italiano. Questa si trova ad Usseaux.


Mi lascia il suo sorriso e la sua calma. Un regalo, un balsamo per l’anima che non ha prezzo.

Grazie Rita, per come hai saputo affrontare la malattia di tuo figlio e trasformarla in forza per lui, per te e per tutti noi che ti abbiamo conosciuto.

 

 

 

 

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