UNA INSOLITA DOCENTE DI INGLESE

 



Ci diamo appuntamento in un bar di Piazza Savoia a Torino in un caldo pomeriggio di giugno.

Le sedie del bel dehors torinese, protette da grandi ombrelloni, si appoggiano su un marciapiede che emana un gran calore e decidiamo di iniziare la nostra intervista in un luogo più ombreggiato. Mi è sempre piaciuta piazza Savoia, con il suo obelisco che ricorda le leggi Siccardi e ironia della sorte la libreria delle edizioni Paoline con le vetrine che affacciano sulla piazza.  Questa piazza riassume bene le due anime torinesi: quella clericale, in parte missionaria e solidale, come ha giustamente ricordato il Vescovo Roberto Repole e quella laica dei Savoia e dello Stato italiano. Poco distante da qui il Museo della Resistenza e il Polo del Novecento ci ricordano la storia recente.

Ho conosciuto la Dott.ssa Paola Accati come insegnante di inglese all’UniTre di Sassi.

Il modo in cui ha affrontato una classe di una cinquantina di senior desiderosi di dialogare in lingua inglese, alcuni senza le basi elementari della lingua, mi ha incuriosito. Desideravo sapere qualcosa di lei e ho cercato sue notizie in rete.

La scoperta mi ha emozionato: a lezione, quando provavo a balbettare qualche frase per rispondere alle sue domande, avevo l’ex proprietaria e amministratrice delegata della SIVA, società industriale vernici e affini, la fabbrica chimica dove Primo Levi lavorò dal 1948 al 1977 in qualità prima di Direttore Tecnico e poi di Direttore generale.

Primo Levi è un gigante della storia e un gigante della letteratura e ogniqualvolta posso aggiungere qualche dato alla conoscenza che ho di lui ne sono felice. Ci sono degli scrittori e scrittrici che ti coinvolgono talmente tanto con i loro scritti da sentirli amici. La sua morte fu per me, come per molti, sconvolgente.

A questo punto la giornalista in pectore che è in me si è risvegliata e ho chiesto e ottenuto l’intervista.

Paola Accati è una donna calma, sicura di sé, elegante e gentile.  è stata una bravissima docente, pur non essendo una docente. Ha saputo valorizzare tutti i suoi allievi. il suo metodo è chiaro e semplice: bisogna provare a parlare nella lingua straniera, non importano gli errori, importa comunicare per tentativi ed errori. Io non aspettavo altro. Dopo vari corsi di inglese, esercizi vari, ciò che desidero è sbloccarmi. Non vedo l’ora di riprendere il corso il prossimo anno.

Così come è stata a lezione, così è nei suoi racconti di vita.

Come spesso accadeva nelle famiglie, Paola non aveva nessuna passione per la chimica e avrebbe voluto studiare medicina, ma, per non deludere suo padre, studiò chimica. Dopo la laurea vinse una borsa di studio che la portò a trasferirsi a Londra, dove conobbe il suo primo marito e decise di restare a Londra. Paola ebbe due figli, uno dei quali vive a Londra, mentre l’altra figlia vive a Torino.

Il padre convinse la coppia, dopo qualche anno di vita a Londra, a tornare a Torino per occuparsi dell’azienda chimica.

Paola divenne l’amministratrice delegata dell’azienda fino al giorno in cui, con tristezza, fu costretta a venderla. Erano gli anni in cui le aziende chimiche erano viste con sospetto dalle amministrazioni comunali e dalla popolazione, gli anni di Seveso.

Non approfondiamo questo aspetto della sua vita, piuttosto mi interessa ascoltare i suoi ricordi.

Amo sentire i suoi racconti su Primo Levi: Paola lo conosceva da quando era piccola. Il rapporto tra suo padre e lo scrittore era di totale stima e rispetto, pur nelle rispettive differenze di carattere. Pragmatico e aggressivo Federico Accati, idealista e timido Primo Levi.

“L’ho visto una sola volta arrabbiarsi: accadde alla mensa aziendale quando un dipendente si lamentò per il sugo della pasta e il nostro scrittore si accese, affermando che quel dipendente evidentemente non aveva mai sofferto la fame”

La immagino, giovane laureata in Chimica, figlia del proprietario dell’azienda, entrare nella macchina guidata da Primo Levi, il suo capo, che tutte le mattine passava a prenderla per recarsi insieme in fabbrica. Mi racconta che percorrevano la strada fino a Settimo Torinese, in totale silenzio.

Immagino il suo disagio accanto ad un uomo che era già tanto famoso e i cui libri venivano tradotti in tutto il mondo.

Una giovane laureata accanto ad un “salvato” dall’indicibile, un uomo che è stato deportato insieme a 650 persone: delle 45 persone del suo vagone, solo 4 sono tornate a casa. Una giovane che vive gli anni della Pace europea siede e lavora accanto ad un ex partigiano che, catturato, preferì dichiararsi ebreo, sapendo bene cosa l’attendeva, piuttosto che tradire i suoi compagni sotto tortura.

Quel silenzio divenne colloquio nel corso degli anni. Ricorda quando correvano insieme per i campi a riconcorrere lo sversamento del polivinilformale, una particolare resina utilizzata per produrre vernici isolanti per i cavi elettrici.

Primo sorrideva pensando che un derivato del polivinilformale viene usato anche nei gelati.

Tra Paola e Primo si passò dai silenzi alla stima, all’aiuto.

“Ricordo quando Philip Roth venne a Torino. Primo mi telefonò e mi chiese di aiutarlo. Era settembre del 1986. Io guidavo mentre Primo conversava con il grande scrittore americano. Fu l’incontro tra due grandi della letteratura mondiale. Di questo incontro si trova traccia nelle emeroteche o negli archivi digitali del Corriere della Sera.

Mi racconta ancora che Primo era un uomo che sorrideva molto e rideva poco tranne una volta in cui raccontò a cena ad una fiera una barzelletta un po' osé e diventando tutto rosso, lui che era molto timido, si mise a ridere di gusto insieme a tutti noi. 

Aggiunge Paola: Primo la vita la vedeva ovunque, mi mostrava l’erba che spuntava nelle fessure delle strade.

Con questa immagine di un uomo riservato, competente, profondo, equilibrato, che ha saputo vivere, sposarsi, avere figli, lavorare portando dentro di sé un grande dolore e che sapeva cogliere la forza della vita in ogni filo d’era, mi congedo anche da te lettore e lettrice di questo blog.

Questa è un’estate particolare, in cui si fatica a svolgere le normali attività; quindi, mi congedo da te in attesa di temperature migliori per raccontarti altri incontri.

 

 

 

 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

ANIME SCALZE

UN TALENTO FUORI DAL COMUNE

UN ALLENATORE SPIRITUALE