mercoledì 23 ottobre 2024

LA BAMBINA SEGRETA

 

 


Ti parlerò di un film straziante, ma necessario, persino benefico se serve a svegliarci da questo torpore che ha avvolto il nostro cuore e le nostre menti.

Parlerò a te, giovane donna occidentale emancipata e libera, a te, giovane uomo che stai cercando di trovare un nuovo posto nel mondo accanto alla tua compagna, in questa rivoluzione di ruoli che ti ha coinvolto dopo millenni di strapotere sulle donne.

Uomini e donne state cercando un nuovo equilibrio, tra errori e paure: alcuni non ce la fanno e si separano. La sfida è affascinante, si tratta di vivere entrambi nella libertà. La libertà è difficile, ma fondamentale per vivere pienamente la propria vita e vale la pena provarci a vivere in due nella libertà.

Parlo a te coetanea: quante marce, quante fatiche, quanto lavoro in casa e fuori casa, quanta soddisfazione nel vivere a testa alta la propria vita.

Parlo a te coetaneo: quanto stupore per le nostre richieste, quanta difficoltà a fare i padri. Nessuno te lo ha insegnato. Conoscevi solo il lavoro e la partita di calcio. Il diritto al divano, tornando a casa e le pantofole pronte e il cibo in tavola. I calzini nel cassetto. I bimbi a letto.

Allora abbi pazienza, lettore e segui questo piccolo excursus prima di arrivare alla recensione del film.

Gli Stati o, meglio, coloro che amministrano per scelta (in quanto si candidano volontariamente) la Res Pubblica su delega dei cittadini, dovrebbero contribuire alla felicità del genere umano. Così recita la Dichiarazione di indipendenza americana del 4 luglio 1776.

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

 

A seguire la Rivoluzione francese, che distrusse nel sangue lo strapotere assoluto dei Re.

Lentamente, tra Restaurazioni e moti, insurrezioni e guerre di indipendenza, si sono formati i moderni Stati nazionali europei, dove il principio della separazione dei poteri è stato il cardine sul quale basare la fine della prepotenza del potere.

Ma esistono sempre gli uomini che amano il potere e ben presto siamo caduti nell’orrore dei totalitarismi.

La ricerca di una società giusta, formata da uomini liberi e solidali, si evince dalla nostra stessa Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Non avremmo il Servizio Sanitario Nazionale, oggi seriamente a rischio, non avremmo la Scuola pubblica per tutti e gratuita, oggi a rischio. Non avremmo avuto la riforma del diritto di famiglia, la legge sul divorzio e sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori. Tutti figli della nostra Costituzione. Tutti a rischio. Non avremmo libertà di culto. Senza avremmo ancora i roghi delle streghe, le donne morte per aborti clandestini, donne prigioniere dei mariti o dei padri, pochi colti e molti analfabeti, avremmo ancora un’aspettativa di vita bassa, un’alta mortalità infantile.

Tutte le Riforme a cui alludo, tutte le leggi sono figlie dello spirito dei nostri Padri Fondatori e conseguenza degli orrori perpetrati dai totalitarismi. Tutti. Neri e rossi. Ma in Italia quegli orrori sono stati neri.

La ricerca di una società giusta si evince dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani del 1948. Universale: per tutti!

Entrambi questi documenti sono stati scritti dopo l’orrore delle due guerre mondiali (ci sarà un perché, per chi non conosce a fondo la storia, consiglio un ripasso).

Mentre scrivo ho ben presente quanto ci sia ancora da fare per rendere giusta la nostra società occidentale, specialmente in questo momento storico, ma ora è altrove da qui che voglio portare il tuo sguardo e il tuo cuore.

La vita è di per sé meravigliosa e terribile. Lo scoprono ben presto anche i bambini: la malattia e la morte entrano nel loro mondo infantile già dalla tenera età, attraverso le fiabe, i film (Bambi, Nemo.), le vicende reali quali la morte di parenti anziani, i racconti degli adulti distratti, un telegiornale incautamente acceso mentre mangiano a tavola, i telefoni mobili lasciati nelle mani di bimbi innocenti. (siamo sempre in Occidente, quello ancora libero dalle guerre e dalle dittature)

Quindi, almeno noi, uomini e donne, consapevoli della complessità della nostra storia personale e collettiva, dovremmo adoperarci per rendere la vita migliore possibile grazie all’empatia, alla condivisione del nostro stare al mondo, alle conquiste scientifiche e tecniche.

Quando però sciaguratamente vengono eletti individui rancorosi, biliosi, aggressivi e con il gusto del potere, incapaci di ascoltare e incapaci di immedesimarsi, imbibiti di falsi principi, che usano la religione come fosse un machete, allora non invidio i cittadini che incautamente li hanno votati e men che meno i cittadini che non li hanno votati. Sono condannati all’infelicità di stato: sarà uno Stato che legifererà ciò che è bene e ciò che è male in base solo al desiderio di sottomissione assoluta attraverso la paura e il terrore.

Quello stato sarà una dittatura, dalla quale per uscirne servirà versare sangue umano.

Questa lunga premessa era necessaria, caro lettore ritrovato e cara lettrice ritrovata, perché questo è il messaggio sotteso alla storia di una giovanissima madre iraniana nel film La bambina segreta del regista Ali Asgari. Il film ha vinto il primo premio Medfilm Festival e grazie al premio viene distribuito nelle sale cinematografiche, non iraniane.

Un film straziante.

Il dolore di una mamma.

Il dolore di una giovane donna.

La fatica di vivere in uno Stato teocratico nel quale la donna è schiava assoluta di leggi inumane.

Di norma una giovane mamma si lamenta di non dormire per i pianti del neonato, per la quantità di pappate a tutte le ore, per la consapevolezza della grande responsabilità che ha di accudire una creatura fragile e indifesa.

In questo film, che da subito ti invito a vedere, seguiamo questa giovane durante una lunga ed estenuante giornata per le strade della città di Teheran, alla ricerca disperata di un amico, di un individuo che possa accudire per una sola notta la figlia illegittima. Lei, studentessa da un anno in città, ha una figlia illegittima, che nasconde a tutti, persino alla sua famiglia o soprattutto alla sua famiglia. Lavora in una tipografia per mantenere la figlia, che ha voluto, contro il parere del giovane che l’ha usata sessualmente, senza alcun senso di responsabilità verso di lei e della figlia, in una società, quale quella iraniana, che sono certa che saprai bene come tratta le donne.

I genitori di Fereshteh hanno deciso di recarsi dalla figlia in serata per dormire da lei una notte. Dove collocare sua figlia e tutti i suoi giochi e vestitini?

A creare problemi quindi non sono il pianto della neonata, i suoi bisogni, la fatica di crescerla da sola, lavorando ed essendo minacciata dal titolare di perdere il lavoro e di pagare i progetti non riusciti, i problemi sono quelli di una società impregnata di crudeltà, dal  padre della bambina, che del suo atto sessuale riproduttivo non si assume alcuna responsabilità, non  riconoscendo la piccola, lasciando la madre senza documenti in balia di una legge retriva e del rischio di perdere la figlia, che le venga sottratta, a tutte e a tutti coloro a chi si rivolge per un aiuto. Diffidenza, indifferenza, paura.

Per nasconderla agli occhi delle telecamere e dei controllori, Fereshteh la nasconde dentro un borsone, per poi piangere disperatamente per timore di averle tolto l’ossigeno.

Una giornata da incubo con la giovane mamma alla ricerca di un aiuto, di qualcuno che sia compassionevole e assista per una notte sua figlia di due mesi. Il titolo originale infatti è Until tomorrow. Fino a domani.

Ma nessuno è compassionevole tranne una sua amica, Atefeli, che vive nel dormitorio delle universitarie e cerca di aiutare Fereshteh in tutti i modi. Nel dormitorio non si possono certo portare neonati e poi neonati senza documenti.

E così, tra un salto al lavoro dove deve consegnare un catalogo, ma non ne ha avuto il tempo e la ricerca spasmodica di un aiuto, costretta tra mille bugie e subendo mille ricatti, indifferenza e diffidenza, noi spettatori assistiamo alla vita da incubo di una donna iraniana.

Assistiamo anche al cambiamento della giovane mamma, che da paurosa e timorosa, cresce nella consapevolezza del suo diritto a restare a fianco della creatura che ama, di cui è madre, legittimamente madre, anche se la legge non lo contempla e non lo comprendono neanche le persone, donne e uomini che incontra e che sono stati intimoriti dal regime al punto da non provare più compassione e solidarietà, ma solo diffidenza.

Da mamma ho sentito tutta la paura di perdere la figlia.

Da donna tutta l’ingiustizia di una vita vissuta nella paura, la rabbia verso il padre della bimba che vive nell’agio e nell’approvazione generale, ho provato rabbia per l’ipocrisia di chi vuole denunciarla, per poi chiedere sesso, proprio gli stessi che lapidano le donne che hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio.

Straziante ma fondamentale, per ricordarci le lotte delle donne nel mondo, le conquiste e l’attenzione che dobbiamo avere sempre sulle leggi che possono nuocerci anche qui, nel nostro Occidente liberale ma sempre meno liberale, giorno dopo giorno.

Nel 2024 milioni di donne vivono giornate come quelle di Fereshteh.

 

martedì 1 ottobre 2024

XX EDIZIONE DI TORINO SPIRITUALITA'

 

 

L'imperfezione, l'errore, l'inciampo




 

 

Cinque giorni intensi: 15.000 presenze, 82 eventi, 150 ospiti. I dati, che tanto piacciono, sono interessanti. Ma, come dice Giovanni Allevi, abbandoniamo i numeri e pensiamo alle persone che hanno partecipato ai laboratori, hanno ascoltato in perfetto silenzio gli innumerevoli spunti di riflessione che giungevano dai 150 ospiti dislocati in molti luoghi della città.

La prima immagine che ti regalo, caro lettore e cara lettrice, è quella dei sorrisi che ho incontrato in questi giorni. Ho incrociato volti noti, volti cari, volti sconosciuti e su molti ho trovato un sorriso nei loro occhi.

È così raro oggi incontrare persone sorridenti, abbracciarsi per la gioia di vedersi: la tristezza, direi il senso della tragicità della vita umana permea ogni nostro comportamento e pensiero.

Che gioia quindi ascoltare filosofi, teologi, letterari, scienziati, poetesse, musicisti, ricercatori spirituali trattare il tema della nostra imperfezione, dei nostri errori e comprendere che sono proprio i nostri errori a permetterci di migliorare.

L’errore: quante volte diciamo di aver sbagliato tutto, di non poter tornare indietro e che quell’errore ha condizionato tutta la nostra vita? Oppure quante volte abbiamo sbagliato lavorando e ci è stato fatto pesare?  Quando insegnavo, partivo proprio dagli errori dei miei allievi per aiutarli. I loro errori erano preziosi, come lo sono tutti o forse quasi tutti. Diciamo che ci sono errori che sono letali e allora su quelli vorrei ragionare di più.

Quindi questi incontri sono stati liberatori: l’errore è stato sezionato, analizzato e è stato assunto a presenza della nostra vita, senza sensi di colpa.

Siamo imperfetti e desideriamo la perfezione. Anche quella spirituale.

Rispetto alle pratiche meditative, per tanti di noi difficili, proprio perché richiedono di stare fermi e in silenzio, in questo mondo in cui il movimento e il rumore sono le cifre, Gabriele Goria, artista, insegnante di arti marziali e maestro di vita spirituale, ci invita a considerare che, ogni volta che ci accorgiamo di esserci distratti durante la meditazione, vuol dire che siamo consapevoli. Dobbiamo quindi gioire, perché è la ricerca della consapevolezza ciò a cui tendiamo. Ciò che può apparire come un limite, un inciampo, un motivo per non meditare è invece una conquista e diventa un motivo per continuare nella pratica. Non esiste una pratica buona o cattiva, continua il Maestro, ma c’è solo la pratica che hai fatto e una che non hai fatto.

Non bisogna avere una idea di come deve andare la pratica: meglio vivere l’imperfezione. La vita meditativa potrebbe essere considerata inutile, come inutile per molti è l’arte e la cultura in generale: una perdita di tempo. Eppure, il percorso spirituale ci permette di entrare in contatto con il non visibile: le cose più vere sono quelle che non vediamo, per esempio le nostre relazioni.

Paolo Scquizzato, che ha dialogato con Gabriele Goria al Teatro Gobetti, ha sottolineato che Torino Spiritualità dimostra, con le sue numerose presenze, che la spiritualità sta a cuore a molti. Aggiungo che, i molti avrebbero potuto essere molti di più. Io stessa, recatami al Circolo dei Lettori per prenotare vari incontri, solo quattro giorni dopo l’inizio delle vendite dei biglietti, ho dovuto rinunciare a molti di essi a causa del sold out.

Sinceramente ero delusa: Torino Spiritualità è un evento che aspetto tutto l’anno, è uno dei motivi per cui a settembre non voglio partire per andare altrove e non trovare più biglietti per alcuni incontri mi ha deluso, anche perché era successo anche l’anno scorso (che aveva già contato tredicimila presenze).

La prima cosa che ho pensato: perché non prenotano spazi più ampi? Non bastano le belle sale del Circolo dei Lettori per alcuni incontri, o i teatri che ci hanno ospitato. C’è bisogno del Regio!

L’inaugurazione avviene solitamente nella Chiesa di San Filippo Neri: l’anno scorso fu spettacolare, con cinquanta tavolini rotondi, con una lampada al centro e intorno dieci persone per tavolo. Indimenticabile per il tema trattato, la morte e per il modo in cui è stato trattato: con delicatezza e rispetto. Quest’anno, meno scenografico ma ugualmente emozionante, la Chiesa pienissima, quando mai le Chiese sono piene di questi tempi?

Riprendo il pensiero di don Paolo: il bisogno di spiritualità dell’uomo contemporaneo è reale, concreto, tangibile. Non solo Torino spiritualità lo dimostra, ma i corsi di yoga, quelli di meditazione, il bisogno di ritrovarsi nella natura, a piedi scalzi o nelle foreste. La Chiesa dovrebbe tenerne conto e forse le Chiese sarebbero meno vuote.

Io, in fondo alla Chiesa, con una persona altissima davanti a me, non ho visto il viso di Neva Papachristou, maestra di Dharma e meditazione in dialogo con Luigi Maria Epicoco, sacerdote e teologo.

Ho ascoltato in silenzio, mentre le luci accarezzavano le colonne di marmo rendendole rosse e magiche.

Budda parla dell’errore etico come di ciò che non è salutare: l’errore non ci fa stare bene. Credo che sia vero quasi sempre, tranne per le personalità malate, che pare non sentano il male. Terribile. Se un individuo non percepisce il dolore che nasce dal male che agisce, come può rimediare al male stesso? Questo però è un mio personale pensiero.

 Una frase porto con me come un gioiello prezioso:

la casa è dove puoi sbagliare, è dove puoi stare nudo, è dove c’è la tua umanità.

So che alcuni di noi devono ancora trovarla quella casa e l’unica casa in cui so di poter rimanere nuda è dentro di me.

A seguire l’immersione sonora guidata da Simone Campa mi ha regalato, come sempre, una esperienza profonda. Simone Campa, che ho conosciuto molti anni fa a Torino Spiritualità e che ho intervistato per questo blog, è un musicista, suono terapeuta e ti consiglio di leggere l’intervista.

Il giorno dopo sono andata ad ascoltare Guidalberto Bormolini, noto tanatologo.

Il titolo “Ho ancora tanti errori da commettere, ti prego lasciameli fare” era decisamente accattivante. Sul palco il curatore di Torino Spiritualità, Armando Buonaiuto, riconoscibile dai suoi capelli a spazzola e dai suoi modi accoglienti. Accanto, alla sua destra un uomo con una lunghissima barba bianca e lunghi capelli grigi, con le maniche arrotolate e una penna per prendere appunti, Padre Bormolini. Alla sua sinistra un cantautore che pareva cercare i pensieri nella tasca della sua giacca, Vasco Brondi, una scoperta per me. Insieme, tutti e tre hanno mostrato come la storia umana viaggia intorno all’errore (non difficile da credere, a parte i miti e la storia biblica, è la storia contemporanea che ci mostra con estrema chiarezza il ripetersi degli errori umani), ma aprendo una finestra:l’intenzione è ciò che conta nel nostro fare, ognuno dà ciò che non è suo (questo pensiero è da incorniciare sopra il letto) e quindi se l’intenzione è sana (Budda) è buona (le religioni) non puoi sbagliare. A noi resta il compito di dare una direzione alla forza che sentiamo dentro di noi.

Ognuno da ciò che non è suo: nasciamo nudi ma abbiamo tutto. Nasciamo senza nulla e moriremo senza nulla. Quello che diamo non è nostro.È semplicemente rivoluzionario. Già ascoltato da altri maestri, uno fra tanti, James Eruppakkattu, ma non basta mai, perché tendiamo purtroppo a pensare che ciò che diamo agli altri sia nostro.

Termino questo breve percorso, in cui ti ho voluto avvicinare a questo evento torinese che amo, per invitarti a venire o a partecipare il prossimo anno, oppure ad ascoltare le registrazioni che trovi sul sito di Torino Spiritualità, con l’ultimo evento di domenica: Giovanni Allevi e Paolo Scquizzato al Teatro Colosseo: “Lo sguardo dritto sui fiori mentre cammini nell’inferno”.

Un regalo, un dono il musicista e compositore Giovanni Allevi. Ha trasformato il dolore della malattia, la paura della morte in ricchezza per sé e per gli altri. Allevi soffre di un forte mal di schiena causato dal mieloma che lo ha colpito due anni fa. Si alza, non riesce a stare fermo, si muove un po', ma sorride, a volte ride, gioisce nel raccontare la gioia nata dall’inferno della malattia, della sofferenza.È riconoscente. Qualcosa nuovamente di rivoluzionario, inusuale.

Il regalo più importante di questi incontri è avere incontrato anime luminose, persone che hanno saputo scegliere la direzione da dare alla loro vita, hanno scelto l’intenzione. Sbaglieranno ancora, sono esseri umani, ma sapranno riprendere il loro cammino.

Il regalo più prezioso del festival è constatare che questi esseri umani esistono veramente. Ho potuto rincontrare Padre Andrea Schnoller, un Maestro di spiritualità, un essere luminoso, accanto al quale si sta meravigliosamente bene. Non lo incontravo dall’inizio della pandemia di Covid: a causa della sua età, terminati i vincoli e l’epidemia, Padre Andrea non è tornato a visitare i suoi gruppi di meditanti.

Bello vederlo, ascoltarlo, ha una voce profonda, baritonale: importante leggere la sua storia raccontata da altri “Consapevolmente uomo” Gabrielli editore

Quella sfilata di assassini, ladri, impostori, violenti nella vita privata e in quella pubblica che tanto male recano agli altri, siano essi individui o tragicamente popoli, esistono ma non sono la totalità dell’umanità e noi che in loro non ci riconosciamo, che ci indigniamo, che nel nostro piccolo proviamo a dare una direzione al nostro fare, non siamo soli.

Importantissimo non sentirsi soli nel tentativo di vivere la nostra imperfezione nel migliore dei modi possibili.

Grazie ad Armando Buonaiuto e a tutti coloro che credono nell’importanza di queste giornate, che si adoperano per realizzarle, per finanziarle.