Sorry We
Missed You
Senza
speranza.
Una storia che lascia senza parole, davanti
alle lacrime di un uomo, un driver come vengono chiamati oggi gli uomini che
portano a casa gli oggetti che ordiniamo su internet, picchiato da delinquenti
durante il suo lavoro, che dolorante e mezzo cieco, torna, poche ore dopo il
pestaggio, alla guida del suo furgone, sgommando e lasciando attoniti figlio e
moglie che cercano disperatamente di fermarlo.
Deve lavorare.
Deve pagare i debiti.
Ha forse speso di più di ciò che guadagnava?
No.
Ha contratto un debito per acquistare il
furgoncino per effettuare le consegne per conto di altri che lo trattano da
schiavo.
I suoi debiti sono anche la conseguenza del
permesso dal lavoro, chiesto per suo figlio, arrestato per aver rubato.
Il debito è aumentato per via del fatto che era
stato picchiato e i ladri avevano rubato due passaporti.
I passaporti non sono assicurati.
E poi i ladri gli avevano distrutto il
telefonino contenente i dati dei pacchi, gli algoritmi che governano la vita
dei driver.
Altri 1000 sterline di debito.
Ricapitolando: mentre lavori dei ladri ti
picchiano, ti derubano, ti distruggono lo strumento del tuo lavoro. Il tuo
datore di lavoro dichiara che sei tu l’unico responsabile per tutto ciò: non
hai diritto all’infortunio, non puoi guarire, non hai assicurazione, non hai
alcun diritto, solo doveri. Lui non è il tuo datore di lavoro, non ha
responsabilità verso di te, è solo colui che ti ordina di lavorare come un
mulo.
La moglie non vive una situazione lavorativa migliore:
è un’assistente sanitaria a domicilio e viene pagata a prestazione. Corre da
una parte all’altra della città per somministrare medicine e pasti, prendendosi
cura di tutti. Anche lei torna a casa esausta e ha due figli che aspettano da
soli.
Che mondo è
mai questo descritto da Ken Loach nel suo ultimo film?
Dove un uomo lavora quattordici ore al giorno.
Non si occupa dei figli.
Guida come un matto rischiando di addormentarsi
alla guida.
Non guadagna perché deve pagare debiti non
contratti volontariamente?
Questo è il mondo dei driver, dei biker, di
tutti coloro che ci portano a domicilio quella marea di oggetti, a volte inutili,
che compriamo con un click senza essere del tutto consapevoli che in questo
modo stiamo:
-
Contribuendo all’aumento dell’emissione di CO2
-
Contribuendo alla distruzione dei diritti dei
lavoratori
-
Contribuendo alla chiusura dei negozi sotto
casa e alla perdita di molti posti di lavoro
-
Contribuendo all’aumento dei rifiuti: ogni
piccolo oggetto viene impacchettato più volte in plastica e cartone
-
Contribuendo alla distruzione di molti oggetti invenduti.
(quindi risorse consumate inutilmente).
Bravissimo Ken Loach ad aver mostrato con chiarezza
il problema, bravissimi i giornalisti di Presa Diretta del 20.01.2020 con la
loro inchiesta “Vite a domicilio”.
Poi capita di leggere sui quotidiani che il
tale imprenditore ha deciso di assumere perché in questo modo i lavoratori si affezionano
al lavoro e ai colleghi e rendono di più. Questa non è una scoperta, si sa da
molto, molto tempo e sarebbe ora che si tornasse a tutelare i lavoratori,
risorsa inestimabile di un’azienda, di un’Istituzione, di un Paese. Sarebbe ora
che non fosse un illuminato imprenditore a farlo, ma tutti.
Torniamo a mettere al centro il lavoro e i
lavoratori. Impariamo a conciliare l’e-commerce con i diritti delle persone. E’
possibile. Non siamo robot.
Usiamo la tecnologia per l’uomo, non contro l’uomo.
Esiste il diritto di ricevere un oggetto
comprato on line ed esiste il diritto di chi te lo porta a casa di vivere una
vita normale, non costretto ad urinare in una bottiglia di plastica prima di
consegnare il tuo pacco.
Consumatori consapevoli. Chiediamo quanti
alberi servirebbero per colmare il consumo di ossigeno dovuto alla consegna
veloce che abbiamo richiesto.
Rendiamoci conto di ogni nostro gesto.
Dell’impatto ambientale della nostra vita.
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