lunedì 4 giugno 2018

THE ANCIENT WOODS



21 °Cineambiente  Torino 31 Maggio - 5 Giugno 2018




Non ho ancora terminato di leggere i libri acquistati dopo aver ascoltato gli autori al Salone del Libro, che sono  alle prese con un altro importantissimo appuntamento culturale: cinemambiente.
Il titolo di quest’anno è: intelligenze.
Il richiamo al Prof. Mancuso è immediato.
Per questo motivo oggi pomeriggio mi sono recata all’Accademia delle Scienze, dove, nella splendida Sala dei Mappamondi, al termine della proiezione del film The ancient woods, avrei potuto incontrare il Prof. Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale che studia l’intelligenza delle piante ed è indicato da Repubblica come uno dei venti italiani destinati a cambiarci la vita.
Ho visto il documentario, ma purtroppo il Prof. Mancuso non è potuto venire per impegni a improrogabili.
Ti racconto, car* lettore/trice, il documentario, perché unico nel suo genere.
Il regista ci ha condotto in una antica foresta lituana, il tipo di foresta che nell’anno Mille ricopriva anche l’Italia oltre all’Europa.
Nella foresta antica, con lo sguardo di Survila, biologo e regista, abbiamo abbandonato l’orologio.
Non tutti. Alcuni continuavano a leggere i messaggi sul telefonino, altri si lamentavano della lentezza del doc.
Il documentario è effettivamente lentissimo, perché il regista osserva i comportamenti di diversi animali, realizzando delle riprese uniche nella loro bellezza e nella riproduzione fedele dei suoni, compresi i suoni degli alberi. Incantevole. Nessun sottotitolo a spiegarci per esempio se i galli cedroni stessero litigando: il regista si avvicina il più possibile fino ad irritare un gallo, che gli si rivolge sgarbatamente e si nasconde con il suo rivale, credo, per continuare un dialogo molto suggestivo.
Imperdibile la scena di un banchetto dei piccoli della cicogna, che giunge con moltissime rane nel becco: al rallentatore e senza audio, si assiste al nutrimento quasi sgomenti.
La visione  del regista è eco: l’uomo, quando viene inquadrato, sembra disorientato.
Il regista ha avuto una pazienza notevolissima e ci ha regalato i mille suoni della foresta dove non c’è mai silenzio.
Insomma, per appassionati di natura, specialmente di quella natura che stiamo perdendo, che sta scomparendo  e della scoperta dei linguaggi delle piante e degli animali.


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