Cara lettrice e caro lettore,
ho appena finito di leggere il libro edito nel 2023 di
Rosella Postorino, di cui sicuramente tu avrai letto recensioni
e/o forse, avrai anche letto il libro, Mi
limitavo ad amare te. Un titolo che riassume perfettamente il senso della storia.
Ho proprio voglia di recensirlo, seppure così in ritardo
rispetto alla sua pubblicazione e al suo successo.
345 pagine che ho cercato di divorare, che non ho potuto
sottolineare o annotare, perché ricevuto in prestito. Non so più dove mettere i
libri che continuo compulsivamente a comprare e così ho deciso per il prestito.
La storia si svolge dal 1992 al 2011, tra Sarajevo e
l’Italia. I protagonisti assoluti sono
dei bambini, che vivono in un orfanotrofio. Non tutti sono orfani, alcuni
provengono da famiglie disagiate, che durante la guerra vogliono assicurare un
pasto ai loro figli. Dopo l’ennesimo
bombardamento si decide di portarli in Italia, con l’aiuto dell’Onu, insieme a
ragazzi, le cui famiglie cercano di salvarli dalla guerra.
Omar e suo fratello Sen. La mamma andava a trovarli ogni
settimana, fino al giorno in cui, mentre Omar era con sua mamma esplode una granata che li divide. Corri, le dice sua madre e lui le
obbedisce sempre e corre. Non la rivedrà più, sarà corroso dal rimorso di
averla abbandonata, dalla nostalgia del suo odore, della sua semplice presenza.
Introverso, come Cosimo di Calvino, trascorrerà molto tempi sugli alberi per
sfuggire agli adulti, perennemente inappetente, sarà protetto da suo fratello
Sen, di soli due anni più grande ma molto più realista e desideroso di
adattarsi alla nuova vita, grato dell’aiuto che riceve dagli italiani, siano
essi delle suore di un orfanotrofio o dei genitori adottivi. Omar invece
continuerà ad essere ribelle e scontroso, orgoglioso e irriconoscente, fino a
perdersi nella droga, a toccare il fondo, dove solo la presenza di Nada e
l’aiuto di Danilo potranno salvarlo. Gli incontri casuali che ti salvano la
vita. Si sono conosciuti sull’autobus che li portò in Italia.
Nada, un’orfana con quattro dita, occhi azzurri e un fratello
Ivo, che la protegge. E’ la prima a comprendere l’enorme dolore di Omar,
condividono prima la vita nell’orfanotrofio di Sarajevo e poi in quello italiano.
Danilo, ha 14 anni, è figlio di una giornalista, e si adopera
per aiutare Omar e Nada dal primo momento che li conosce.
La guerra è lo sfondo delle sofferenze di questi ragazzi,
sofferenze che non terminano quando la guerra finisce, perché lascia segni
indelebili nelle vita di tutti loro. “Niente è tornato a posto” dirà il papà di
Danilo alla fine della guerra.
I capitoli sono inframmezzati da corsivi che raccontano le
atrocità della guerra, delle guerre, scritti dalla mamma di Danilo, donna forte
che ha saputo resistere negli anni della guerra e che si suicida al suo
termine.
Un uomo dopo tutto vuole poco dalla vita: essere amato e
amare. La guerra spezza legami, distrugge, allontana, rende impossibili le
ricerche dell’altro, scava vuoti incolmabili dentro le persone.
E’ lo struggente desiderio dell’amore della mamma che pervade
le pagine di questo libro, che si ispira ad una storia vera, quella degli
orfani di Bjelave, portati in Italia durante l’assedio di Sarajevo. I bambini
perdono i contatti con i genitori e successivamente vengono affidati a famiglie
italiane. La scrittrice lesse una inchiesta sul caso, intervistò i protagonisti
e il risultato è questo romanzo epico.
Un libro che racconta la guerra dalla parte dei bambini , gli
unici che avrebbero diritto a decidere
le sorti delle genti. E pensare quante volte noi adulti, ipocriti, sgridiamo i
bimbi per le loro liti.
Quale diritto abbiamo noi, adulti, di sgridare i bimbi, noi
che decidiamo guerre e stermini anche ora, in questo momento, nel 2025?
Tra qualche anno leggeremo inchieste sui bambini ucraini,
palestinesi, israeliani, rapiti, abbandonati, uccisi.
Saremo profondamente dispiaciuti.
Poi costruiremo un memoriale e istituiremo un giorno della
memoria.