DAL POPULISMO ALLA DITTATURA
Come sfasciare un paese in 7 mosse. La via che porta dal
populismo alla dittatura.
Ece
Temelkuran è una scrittrice, giornalista, commentatrice politica turca e
autrice del libro in oggetto.
Vive in
Europa, come molti altri intellettuali turchi, per non essere perseguitata. Nel 2012 è stata licenziata dal quotidiano “Haberturk”
per aver riportato il massacro di curdi al confine tra Turchia ed Iraq.
L’ascoltai
al teatro Carignano di Torino durante l’ultima Biennale della Democrazia, in
dialogo con la giornalista Francesca Mannocchi.
Comprai il
libro di cui scrivo e lo lessi con fatica, una fatica psicologica, quella di
chi scorge nei fatti avvenuti in Turchia e negli Stati Uniti di Trump o nella
Ungheria di Orban delle somiglianze con i fatti della politica italiana. Ho
interrotto la lettura diverse volte, per concludere solo pochi giorni fa. Ho
avuto bisogno di leggere molti romanzi tra un capitolo e un altro. Il libro era
sempre sul mio comodino, un po' coperto da molti altri libri letti, in lettura,
da leggere.
Molti di noi
si lamentano in continuazione della nostra realtà. Eppure, reportage e
quotidiani ci riportano come si vive in altre zone del mondo, neanche troppo
lontane da noi. Sono convinta di essere fortunata a vivere in Europa, questa
Europa, dei diritti, della alleanza tra popoli, che furono nemici per centinaia di anni e oggi sono in pace. No, non siamo perfetti, come potremmo? Siamo esseri
umani. Sicuramente gli estensori del Manifesto di Ventotene, base e fondamento
dell’Unione Europea, ebbero una visione, capirono l’essenziale e il necessario
per stare al mondo nel migliore dei modi possibili. Ringrazio quindi Altiero
Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi, che durante il confino nell’isola di
Ventotene seppero pensare al futuro, al nostro e a quello dei nostri figli e
nipoti.
Perché per
me la pace sta alla comunità di popoli come la salute sta all’individuo. Senza
la pace la vita è un inferno e senza la salute la nostra vita diventa molto
difficile.
I nostri politici sono chiamati ad affrontare sfide epocali, cambiamenti rivoluzionari dovuti all’ A.I., cambiamenti climatici, guerre distribuite in tutti i continenti, immigrazione in ogni dove, diritti che dopo una fase di affermazione ed espansione vivono una pericolosa fase di contrazione in alcuni Paesi e di negazione in altri. Queste sono solo alcune delle sfide da affrontare nel mondo contemporaneo.
Nella quarta
di copertina del libro in oggetto l’editore scrive:” per tutti i democratici del mondo, per
dimostrare che il passaggio dal populismo alla dittatura è breve e che può
accadere ovunque.”
Quindi il
saggio in questione è prezioso per tutti noi italiani ed europei.
Lo ripetono
tutti coloro che vissero i terribili anni dei totalitarismi europei che la
libertà è una conquista preziosa e che è necessario vigilare perché nulla è per
sempre.
Ovvio che
nulla si ripete nello stesso modo. Cambiano i mezzi e i modi, ma la sostanza
non cambia.
Il saggio si
divide in 7 capitoli perché sono appunto 7 i passaggi identificati dalla
giornalista attraverso i quali un regime populistico diventa dittatura.
Primo crea
un movimento, secondo disgrega la logica, spargi il terrore nella comunicazione,
terzo abolisci la vergogna.
Quattro
smantella i meccanismi giudiziari e politici, cinque progetta i tuoi cittadini
e le tue cittadine ideali, sei lascia che ridano dell'orrore, sette costruisci
il tuo paese.
La mia vuole essere una presentazione più che una
recensione. A tal fine riporto qui alcuni brani del libro.
Prima di
ogni cosa devi creare un movimento. I movimenti politici populisti si formano
intorno alla dialettica del vittimismo: la gente si accoda dietro al leader
populista allo scopo di attaccare lo stato attuale delle cose, che loro
chiamano il sistema, definendolo disfunzionale e corrotto. Un movimento di
gente reale rappresenta il nuovo spirito del tempo, la promessa di ripristinare
la dignità umana prosciugando la palude che la politica è diventata. Ma chi è
la gente reale?
In
Turchia, il vittimismo è stato costruito sull’idea che le persone religiose fossero
oppresse e umiliate dall’élite laica a capo del sistema. Per gli elettori di Trump
(l’autrice scrive
nel 2019, quindi si riferisce alle precedenti elezioni politiche degli USA) fu
perché i messicani rubavano il lavoro agli americani. [1]
Tra le
caratteristiche comuni dei movimenti populisti ci sono: l’infantilizzazione
delle masse attraverso l’infantilizzazione del linguaggio politico, l’identificare
dei nemici del popolo tra accademici, giornalisti, persone con alto livello di
istruzione in quanto facenti pate del
sistema corrotto.
Il passo
successivo del movimento è quello di disgregare la logica, spargere il terrore
Esempio di
disgregazione della logica.
-
Aristotele: tutti gli esseri umani sono
mortali
-
Il populista: questa è un'affermazione totalitaria
-
Aristotele: non pensi che tutti gli esseri umani siano mortali?
-
Il populista: mi stai interrogando?
-
Aristotele: solo perché noi siamo
cittadini come te, ma non siamo il popolo, siamo ignoranti, non è così? Forse
lo siamo ma conosciamo la vita reale.
-
Aristotele: questo è irrilevante
- Il populista: certo è irrilevante per te. Per anni tu e tutti quelli come te hanno governato questo posto, dicendo che la gente è irrilevante.
AAristotele: per favore rispondi alla mia
domanda.
-
Il populista: il popolo reale di
questo paese la pensa diversamente la nostra risposta è qualcosa che non si
trova nei papiri di nessuna élite
-
Aristotele: silenzio
-
Il populista: dimostralo. Dimostrami che tutti gli esseri umani sono
mortali
-
Aristotele sorriso nervoso
- Il populista: vedi? Non lo puoi dimostrare (sogghigno arrogante ) ecco
quello che noi sappiamo della democrazia è che nello spazio pubblico tutte le
idee possono essere rappresentate e sono tutte equamente rispettate.
-
Aristotele: questa non è un'idea, è un fatto. E ciò di cui stiamo
parlando è la mortalità umana
-
Il populista: se dipendesse da te, uccideresti chiunque pur di dimostrare
che tutti gli esseri umani sono mortali, proprio come hanno fatto i tuoi
predecessori.
-
Aristotele: così non si va da nessuna parte.
-
Il populista: per favore, finisci di spiegare il tuo pensiero perché ho
delle cose importanti da dire
-
Aristotele tutti gli esseri umani sono mortali Socrate è un essere umano ….
-
Il populista: qui ti devo interrompere
-
Aristotele: scusa?
-
Il populista: beh sono costretto. Oggi,
grazie al nostro leader, è perfettamente chiaro chi è Socrate. E’ un fascista
il mio popolo ha finalmente capito la verità appunto il vento è girato non
potete più ingannare la gente stavi per dire dunque Socrate è mortale non è
vero siamo stufi delle tue bugie.
-
Aristotele: stai rifiutando le basi della logica.
-
Il populista: io rispetto le tue credenze.
-
Aristotele: questa non è una
credenza., questa è logica
-
Il populista: io rispetto la tua logica, non rispetti la mia e questo è
il problema più grave della Grecia del giorno oggi
È un semplice esempio nella logica populista elementare che
in tutte le sue varianti, viene attualmente impiegata in molti paesi.[2]
Ho riportato integralmente questo dialogo perché mi pare che accada anche
da noi che ciò che è logico diventi illogico nei dialoghi di alcuni politici.
Il quarto
passaggio che mi interessa è quello in cui vengono smantellati i meccanismi
giudiziari e politici, quelli che hanno permesso la nascita e l’affermazione di
una democrazia rappresentativa (imperfetta certo, ma non dittatura, che è
sempre il secondo termine di paragone, senza il quale non si capisce bene la
posta in gioco).
Il punto
di svolta critico nel lungo processo di smantellamento degli apparati statali e
dei meccanismi giudiziari non sta nella costituzione di organici formati da obbedienti
e leali esponenti di partito o membri di famiglia, come molte persone tendono a
pensare.
Sterzata
che permette ai leader di giocare a loro piacimento con questo apparato,
comincia con il loro tentativo di indebolirlo allo scopo di creare la
sensazione che sia superfluo. In un attimo si insinuano le domande che cambiano
le carte in tavola: “abbiamo davvero bisogno di queste istituzioni?[3]
L’autrice
continua la sua analisi:
La costante atmosfera elettorale permette ai leader
di interpretare due ruoli allo stesso tempo punto non solo diventa lo stato in
persona, ma si comporta anche come se un leader dell'opposizione stesse
cercando di strappare i poteri dello Stato. ….Quando si critica il leader
populista perché ha il controllo esclusivo dell'apparato statale, lui assume
il ruolo di leader dell'opposizione e quando si cerca di coglierlo in questa
posizione lui torna a ricoprire il ruolo dello Stato stesso….. Il leader
populista paralizza i meccanismi della politica invadendo gradualmente
l'apparato statale partito che diventano una cosa sola. Il leader ha bisogno di
poteri statali, ma questi si disintegrano per magia ogni volta che ha bisogno
di sottrarsi alle critiche nel frattempo l'apparato statale rimpicciolisce
sempre di più fino a diventare una palla di carta.[4]
In Italia ci
fu un periodo in cui il partito e lo Stato coincisero.
Lo scopo del
saggio, di cui ho riportato pochi brani, è quello di dimostrare che il
populismo di destra è un movimento in crescita a libello globale che opera
seguendo gli stessi schemi in tutte le nazioni, indipendentemente da quanto
siano solidi i loro sistemi o mature le loro democrazie.[5]