sabato 8 giugno 2024

COME SFASCIARE UN PAESE IN SETTE MOSSE

 





DAL POPULISMO ALLA DITTATURA 

Come sfasciare un paese in 7 mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura.

Ece Temelkuran è una scrittrice, giornalista, commentatrice politica turca e autrice del libro in oggetto.

Vive in Europa, come molti altri intellettuali turchi, per non essere perseguitata.  Nel 2012 è stata licenziata dal quotidiano “Haberturk” per aver riportato il massacro di curdi al confine tra Turchia ed Iraq.

L’ascoltai al teatro Carignano di Torino durante l’ultima Biennale della Democrazia, in dialogo con la giornalista Francesca Mannocchi.

Comprai il libro di cui scrivo e lo lessi con fatica, una fatica psicologica, quella di chi scorge nei fatti avvenuti in Turchia e negli Stati Uniti di Trump o nella Ungheria di Orban delle somiglianze con i fatti della politica italiana. Ho interrotto la lettura diverse volte, per concludere solo pochi giorni fa. Ho avuto bisogno di leggere molti romanzi tra un capitolo e un altro. Il libro era sempre sul mio comodino, un po' coperto da molti altri libri letti, in lettura, da leggere.

Molti di noi si lamentano in continuazione della nostra realtà. Eppure, reportage e quotidiani ci riportano come si vive in altre zone del mondo, neanche troppo lontane da noi. Sono convinta di essere fortunata a vivere in Europa, questa Europa, dei diritti, della alleanza tra popoli, che furono nemici per centinaia di anni   e oggi sono in pace. No, non siamo perfetti, come potremmo? Siamo esseri umani. Sicuramente gli estensori del Manifesto di Ventotene, base e fondamento dell’Unione Europea, ebbero una visione, capirono l’essenziale e il necessario per stare al mondo nel migliore dei modi possibili. Ringrazio quindi Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi, che durante il confino nell’isola di Ventotene seppero pensare al futuro, al nostro e a quello dei nostri figli e nipoti.

Perché per me la pace sta alla comunità di popoli come la salute sta all’individuo. Senza la pace la vita è un inferno e senza la salute la nostra vita diventa molto difficile.

I nostri politici sono chiamati ad affrontare sfide epocali, cambiamenti rivoluzionari dovuti all’ A.I., cambiamenti climatici, guerre distribuite in tutti i continenti, immigrazione in ogni dove, diritti che dopo una fase di affermazione ed espansione vivono una pericolosa fase di contrazione in alcuni Paesi e di negazione in altri. Queste sono solo alcune delle sfide da affrontare nel mondo contemporaneo.

Nella quarta di copertina del libro in oggetto l’editore scrive:” per tutti i democratici del mondo, per dimostrare che il passaggio dal populismo alla dittatura è breve e che può accadere ovunque.”

Quindi il saggio in questione è prezioso per tutti noi italiani ed europei.

Lo ripetono tutti coloro che vissero i terribili anni dei totalitarismi europei che la libertà è una conquista preziosa e che è necessario vigilare perché nulla è per sempre.

Ovvio che nulla si ripete nello stesso modo. Cambiano i mezzi e i modi, ma la sostanza non cambia.

Il saggio si divide in 7 capitoli perché sono appunto 7 i passaggi identificati dalla giornalista attraverso i quali un regime populistico diventa dittatura.

Primo crea un movimento, secondo disgrega la logica, spargi il terrore nella comunicazione, terzo abolisci la vergogna.

Quattro smantella i meccanismi giudiziari e politici, cinque progetta i tuoi cittadini e le tue cittadine ideali, sei lascia che ridano dell'orrore, sette costruisci il tuo paese.

La mia vuole essere una presentazione più che una recensione. A tal fine riporto qui alcuni brani del libro.

Prima di ogni cosa devi creare un movimento. I movimenti politici populisti si formano intorno alla dialettica del vittimismo: la gente si accoda dietro al leader populista allo scopo di attaccare lo stato attuale delle cose, che loro chiamano il sistema, definendolo disfunzionale e corrotto. Un movimento di gente reale rappresenta il nuovo spirito del tempo, la promessa di ripristinare la dignità umana prosciugando la palude che la politica è diventata. Ma chi è la gente reale?

In Turchia, il vittimismo è stato costruito sull’idea che le persone religiose fossero oppresse e umiliate dall’élite laica a capo del sistema. Per gli elettori di Trump (l’autrice scrive nel 2019, quindi si riferisce alle precedenti elezioni politiche degli USA) fu perché i messicani rubavano il lavoro agli americani. [1]

Tra le caratteristiche comuni dei movimenti populisti ci sono: l’infantilizzazione delle masse attraverso l’infantilizzazione del linguaggio politico, l’identificare dei nemici del popolo tra accademici, giornalisti, persone con alto livello di istruzione  in quanto facenti pate del sistema corrotto.

Il passo successivo del movimento è quello di disgregare la logica, spargere il terrore

Esempio di disgregazione della logica.

-          Aristotele: tutti gli esseri umani sono mortali

-         Il populista: questa è un'affermazione totalitaria

-         Aristotele: non pensi che tutti gli esseri umani siano mortali?

-         Il populista: mi stai interrogando?

-          Aristotele: solo perché noi siamo cittadini come te, ma non siamo il popolo, siamo ignoranti, non è così? Forse lo siamo ma conosciamo la vita reale.

-         Aristotele: questo è irrilevante

-         Il populista: certo è irrilevante per te. Per anni tu e tutti quelli come te hanno governato questo posto, dicendo che la gente è irrilevante.  

AAristotele: per favore rispondi alla mia domanda.

-          Il populista: il popolo reale di questo paese la pensa diversamente la nostra risposta è qualcosa che non si trova nei papiri di nessuna élite

-         Aristotele: silenzio

-         Il populista: dimostralo. Dimostrami che tutti gli esseri umani sono mortali

-          Aristotele sorriso nervoso

-           Il  populista: vedi? Non lo puoi dimostrare (sogghigno arrogante ) ecco quello che noi sappiamo della democrazia è che nello spazio pubblico tutte le idee possono essere rappresentate e sono tutte equamente rispettate.

-         Aristotele: questa non è un'idea, è un fatto. E ciò di cui stiamo parlando è la mortalità umana

-         Il populista: se dipendesse da te, uccideresti chiunque pur di dimostrare che tutti gli esseri umani sono mortali, proprio come hanno fatto i tuoi predecessori.

-         Aristotele: così non si va da nessuna parte.

-         Il populista: per favore, finisci di spiegare il tuo pensiero perché ho delle cose importanti da dire

-         Aristotele tutti gli esseri umani sono mortali Socrate è un essere umano ….

-         Il populista: qui ti devo interrompere

-         Aristotele: scusa?

-          Il populista: beh sono costretto. Oggi, grazie al nostro leader, è perfettamente chiaro chi è Socrate. E’ un fascista il mio popolo ha finalmente capito la verità appunto il vento è girato non potete più ingannare la gente stavi per dire dunque Socrate è mortale non è vero siamo stufi delle tue bugie.

-         Aristotele: stai rifiutando le basi della logica.

-         Il populista: io rispetto le tue credenze.

-          Aristotele: questa non è una credenza., questa è logica

-         Il populista: io rispetto la tua logica, non rispetti la mia e questo è il problema più grave della Grecia del giorno oggi

È un semplice esempio nella logica populista elementare che in tutte le sue varianti, viene attualmente impiegata in molti paesi.[2]

Ho riportato integralmente questo dialogo perché mi pare che accada anche da noi che ciò che è logico diventi illogico nei dialoghi di alcuni politici.

Il quarto passaggio che mi interessa è quello in cui vengono smantellati i meccanismi giudiziari e politici, quelli che hanno permesso la nascita e l’affermazione di una democrazia rappresentativa (imperfetta certo, ma non dittatura, che è sempre il secondo termine di paragone, senza il quale non si capisce bene la posta in gioco).

Il punto di svolta critico nel lungo processo di smantellamento degli apparati statali e dei meccanismi giudiziari non sta nella costituzione di organici formati da obbedienti e leali esponenti di partito o membri di famiglia, come molte persone tendono a pensare.

Sterzata che permette ai leader di giocare a loro piacimento con questo apparato, comincia con il loro tentativo di indebolirlo allo scopo di creare la sensazione che sia superfluo. In un attimo si insinuano le domande che cambiano le carte in tavola: “abbiamo davvero bisogno di queste istituzioni?[3]

L’autrice continua la sua analisi:

 La costante atmosfera elettorale permette ai leader di interpretare due ruoli allo stesso tempo punto non solo diventa lo stato in persona, ma si comporta anche come se un leader dell'opposizione stesse cercando di strappare i poteri dello Stato. ….Quando si critica il leader populista perché ha il controllo esclusivo dell'apparato statale, lui assume il ruolo di leader dell'opposizione e quando si cerca di coglierlo in questa posizione lui torna a ricoprire il ruolo dello Stato stesso….. Il leader populista paralizza i meccanismi della politica invadendo gradualmente l'apparato statale partito che diventano una cosa sola. Il leader ha bisogno di poteri statali, ma questi si disintegrano per magia ogni volta che ha bisogno di sottrarsi alle critiche nel frattempo l'apparato statale rimpicciolisce sempre di più fino a diventare una palla di carta.[4]

In Italia ci fu un periodo in cui il partito e lo Stato coincisero.

Lo scopo del saggio, di cui ho riportato pochi brani, è quello di dimostrare che il populismo di destra è un movimento in crescita a libello globale che opera seguendo gli stessi schemi in tutte le nazioni, indipendentemente da quanto siano solidi i loro sistemi o mature le loro democrazie.[5]



[1] Ece Temelkuran, Come sfasciare il paese in sette mosse, Bollati Boringhieri 2019, pag.39

[2] Idem, pag. 45,46

[3] Idem, pag. 117,118

[4] Idem, pag. 119

[5] Idem, pag. 124